1. l'arte,in ogni forma umanamente concepita,la stanza 666 stralci di memoria dopo una grande sbornia..nero 2. chi mi ispira a tal punto da vomitare su carta quello che provo.le tartarughe ninjia..toni di giallo 3. soggetti (persone) interessanti da disegnare..toni di marrone 4. i miei amici che mi rimettono nel mio letto quando sono troppo 'mbriago per star dritto..gli acquerelli..autunno, odore di bruciato,legna bruciata..toni di grigio 5. quando piove,fa freddo,c'è nebbia,quando nevica.johnny blade.
ho ucciso per molto meno.
1. chi parla troppo e nn conclude niente,i postumi di una grande sbornia,relativisti,niente è relativo siete solo dei paraculo.entusiasmo. 2. chi giudica. entusiasmarmi. 3. i falsi patriottismi, l'ignoranza, chi sa tutto, i megasiti di studenti.it zero the hero. 4. l'euro, ottuso campanilismo, i concorsi sui megasiti di studenti.it, alvaro il metallaro.ian gillan nei black sabbath. 5. odio i leccaculo.peppino l'usuraio.gli ignavi.
il miglior stile è avere qualcosa da dire l'unico stile che accetto è lo stile di chi ha qualcosa da dire.
Baudelaire
Mi pare, a volte, che il mio sangue fiotti come una fontana dai ritmici singhiozzi. Lo sento colare con un lungo murmure, ma mi tasto invano in cerca d'una ferita. Fluisce attraverso la città come per un campo recintato e trasforma i selciati in isolotti, cava la sete a ogni creatura, tinge la natura in rosso.
Spesso al vino capzioso ho chiesto di addormire per un giorno il terrore che m'assilla; ma il vino rende l'occhio più acuto e l'orecchio più fino.
Ho cercato nell'amore il sonno dell'oblio; ma l'amore, per me, non è che un materasso d'aghi fatto per procurare da bere a crudeli puttane.
C.P.Baudelaire
Socrate
Una vita senza esame non vale la pena di essere vissuta.
L'Europa, finalmente, reagisce in maniera costruttiva al surriscaldamento globale stilando una regolamentazione per l'emissione nell'atmosfera dei gas serra. Probabilmente tardi, ma una reazione è pur sempre positiva. Dicono. Le leggi si inaspriscono sul consumo di carburanti fossili, coadiuvate da un'impennata senza precedenti dei prezzi del greggio e dei gas combustibili causata dal quasi totale esaurimento di questi ultimi. E dalla crisi economica mondiale dalla quale in realtà non si è mai più usciti. La Russia chiude i rubinetti.La Francia deve chiudere le centrali nucleari dopo la strage di Paluel nel 2013 che aveva comportato la completa distruzione di Rouen,la contaminazione totale di Parigi e di un'area complessiva di oltre 200.000 kmq coinvolgendo Spagna,Regno Unito,Italia,Svizzera,Germania e Austria. Si stimò una perdita di vite umane attorno ai 6mln di abitanti più altrettanti contaminati che ne avrebbero subito le conseguenze a medio e lungo termine. Per tanto vengono applicate sanzioni alla Francia per aver abusato delle proprie risorse nucleari e aver generato un decadimento prematuro delle strutture. Imputando quindi la colposità del fatto allo Stato. Ovviamente impoverendo ancora di più le casse del paese e accentuando, anche se sembrava impossibile, la crisi. Tra le nuove leggi in materia di ecosostenibilità la più divertente,riguarda le risorse dei territori,il test recita:
"Ogni paese, a seconda della conformazione territoriale, deve produrre solo ed esclusivamente le tecnologie per lo sfruttamento di risorse naturali che non contraddistinguono le proprie caratteristiche salienti in fatto di energie rinnovabili".
Ovvero? Ovvero, se un paese è soggetto a forti raffiche di vento deve comprare le pale eoliche da un paese che è invece molto ricco di fiumi o particolarmente assolato tutto l'anno e che è quindi costretto a produrre queste tecnologie piuttosto che quelle che potrebbero servire sul proprio territorio. Perchè, vi chiederete, tutto ciò? Semplice, per far speculare i produttori di tali tecnologie in modo da creare una lobby energetica anche sulle energie rinnovabili. Che in quanto tali, dovrebbero essere di tutti. Ma che invece diventano merce di scambio, con altissimo prezzo. Privatizzando perfino l'energia solare e quella eolica. Ovviamente import ed export di tali tecnologie non fanno altro che aumentare ulteriormente i prezzi delle stesse, che diventano così un bene per pochi. I poveri, i medio poveri e i tanto poveri, per non subire le sanzioni che la legge applica a tutti coloro che non si servono di energie rinnovabili cominciano a ingegnarsi. E questo è l'unico segnale di una coscienza che vede tutti come padroni delle energie rinnovabili.I piccoli e medi furti aumentano, si rubano per lo più i pannelli solari o pale eoliche da giardino. Di misure ridotte ma utlissime a sostenere il consumo di una casa media. Aumenta il mercato nero delle tecnologie e sempre più persone si recano nelle discariche.
(fig. una delle persone sopravvissute al disastro di Paluel.)
Discariche Insanguinate
Le discariche diventano il nuovo territorio di lotta, teatro di epiche battaglie a dove spranghe e coltellate si abbattono su denutriti poveracci che cercano a tutti i costi di conquistarsi un posto in paradiso. Chi controlla le discariche detiene un potere enorme. Di conseguenza è definibile paradiso perfino una discarica in questo periodo così oscuro.Nelle discariche infatti c'è la maggior risorsa che un povero possa cercare, le vecchie calcolatrici e i vecchi ventilatori. Sostituiti rispettivamente da cellulari e pc le prime e dai condizionatori i secondi. Ma la gente si scanna per loro. Chi accumula molte calcolatrici, può se ha saputo scegliere, riciclare le piccole cellule fotosensibili presenti su queste per creare piccoli pannelli solari per illuminare leggermente la propria fatiscente abitazione un'oretta ogni sera. Infatti con la crisi mondiale, tra le altre cose, c'è stato un grande aumento di baraccopoli in sostituzione delle piccole abitazioni borghesi di una volta. La gente che possedeva appartamenti o piccole case è stata costretta a vendere,sperando di risolvere i propri problemi nel breve periodo. Ma così non è stato, per cui i nuovi agglomerati di baracche si sono moltiplicati. Qui ci abita tutta quella gente che prima guardava le baracche di Nuova Dheli, Bombay e San Paolo con ipocrita pietà cristiana ma che dentro di sè provava profondo disgusto per quelle persone che vivevano in maniera così incivile. Almeno ogni tanto la legge del contrappasso viene ancora applicata dall'Altissimo. Si è vero, non confido nell'umanità.
Del resto è così semplice, sono loro che ti chiedono di non farlo. Urlando a squarciagola.
C: "Vedo dei lampi, mi sa che tra un po' arriverà un acquazzone epico" E: "Si anche secondo me" V: "Guardate che c'è uno che sta facendo foto a manetta."
Facebook fa male e questo ne è uno dei tanti risultati:
Il tuo segno vero è il TOPORAGNO RRRRADIOATTIVO. =>Le tue principali doti sono la sensibilità verso i problemi dei
muri, l'individuazione della muffa sulle tastiere e la pertinenza nello
scrutare l'orizzonte.
=>La tua speciale abilità è forgiare, da utilizzare nelle giornate
tempestose.
=>La tua stella guida è Alderamin che guida la tua frenesia nel
riparare biciclette belle.
=>I tuoi difetti sono: le urla nel sonno e la portata dei fiumi in
piena.
=>Può succerere che: disimparate per qualche ora come si fa ad
allacciarsi le scarpe.
=>Consiglio antisfiga: digitate con la testa lettere a caso sulla
tastiera da inviare a un vostro superiore.
Risultato di un test chiamato "Scopri il tuo vero segno zodiacale."
Mi tocca scrivere un post un po' lungo, non abbiatemene ma l'articolo di Antonella Randazzo merita di essere trascritto nella sua completezza. Quindi accendetevi una sigaretta, riempite un bicchiere con ciò che preferite: preferibilmente un bel bicchierone pieno di Montenegro. Andiamo a cominciare, luce grazie.
IL NUOVO JEEG ROBOT D’ACCIAIO - Come “mangiare” schermi cibernetici e insalate di microchip per vivere ignari e beati - 28/04/09
Tale progetto può suscitare ilarità per la sua apparente assurdità, ma in realtà è già in atto da diverso tempo, nella totale inconsapevolezza della maggior parte degli abitanti del pianeta. Le prove a sostegno di ciò sono talmente tante che si potrebbe scrivere un
trattato. In questa sede saranno brevemente considerati gli aspetti
più evidenti. Non si tratta soltanto del controllo
mediatico, ma anche di altre tecniche per controllare la vita emotiva e
sociale. A confronto la rigidezza dei metodi gesuitici impallidisce. Il nuovo robot si sta costruendo attraverso programmi mediatici,
prodotti tecnologici e giochi virtuali. Egli non si
accorgerà di essere tale, e potrà essere diretto
da chi possiede i poteri di azionare i suoi meccanismi.
Il sistema ci vuole diversi da come siamo. Ci vuole disposti a credere
alle panzane mediatiche senza alcun senso critico. Vuole che ci
sentiamo inadeguati, di scarso valore, complessati se siamo precari,
disoccupati o al verde, incapaci di vivere una vita
“piena” e dunque disposti a diventare
“programmati”, a costo di sentire stress e
infelicità. Con i suoi metodi altamente manipolativi, l'assetto attuale ci vuole
inclini ad accettare uno stile di vita improntato al materialismo
consumistico e all'egocentrismo, come se fossimo incapaci di ritenerci
più di un corpo fisico e di un insieme di pulsioni istintive. Con la stessa tecnologia ci vengono poi offerti palliativi per tentare
di sfuggire all'infelicità. Sono stati persino prodotti
"giochi" per creare un'altra esistenza, o chat in cui sempre
più persone trascorrono tutto il tempo libero, sottraendolo
alla vera socializzazione o ad attività creative. Il nuovo robot umano socializza all'interno di precisi canali, prova le
emozioni concesse dal sistema, utilizza prodotti tecnologici e non si
fida granché della sua personale esperienza.
Nel mondo ricco, si esalta la tecnologia come fosse la fonte per
eccellenza del progresso umano, offrendo "effetti speciali"
accattivanti per convincere e nascondere la condizione alienante in cui
l'uomo contemporaneo si trova a vivere. Sempre più persone, soprattutto europee, statunitensi e
giapponesi, trascorrono il tempo libero all'interno di una
"realtà" virtuale, in cui vivono rapporti umani, di coppia o
erotici.
Come ho già avuto modo di spiegare in passato, gli aspetti
negativi di Internet, da capire e contrastare, sono tanti. Il contesto
della rete non può includere la percezione di oggetti o
persone reali, mancano gli aspetti emotivi, che soltanto nel mondo
concreto esistono. E’ ovvio che i computer non possono mai
sostituirsi alla realtà, e può essere dannoso
credere di poter fare a meno dell'esperienza reale, sostituendola del
tutto o in parte con quella virtuale.
Lo schermo crea una “realtà”, che
può condizionare quando non si ha consapevolezza dei
meccanismi e si accettano alcuni aspetti perché popolari o
per abitudine. Il problema è capire come la realtà virtuale
incide sul nostro modo di essere e sul comportamento, modificando
abitudini, potenzialità cognitive, modi di essere e rapporti
sociali. Molti studiosi parlano di riduzione delle complesse
potenzialità umane, impoverendo la qualità delle
relazioni sociali e l'uso umano di risorse che il computer non
potrà mai avere, come l'intuito, la capacità di
complessi collegamenti semantici, o lo scambio di "energia" vitale. In
altre parole, la ricchezza della comunicazione e della conoscenza
"reale" può essere limitata in qualità e
quantità dall’uso massiccio del computer per
stabilire rapporti sociali o per altri usi.
Su Internet si può creare una suddivisione in "greggi",
all'interno dei quali si creano significati fondamentali che possono
essere trasformati in etichette o diventare dogmatici, riproponendo la
medesima realtà di massificazione e di mancanza di
libertà di pensiero presente negli altri media.
Inoltre, su Internet si potrebbero ricreare quei meccanismi propri
della folla, studiati dalla psicologia sociale. Si tratta di meccanismi
che prevedono il superamento delle comuni regole sociali grazie
all'anonimato o alla possibilità di un'identificazione
fittizia. Il senso dell'anonimato, nelle folle, accresce la
possibilità di comportamento non costruttivo o istintivo,
ovvero si sfoga il senso di oppressione che il sistema potenzia
nell’individuo. Oggi proliferano i social network, e sempre più persone
trascorrono molto del loro tempo libero davanti allo schermo del
computer. Sta di fatto che l’aderire in massa a ciò che lo
stesso sistema produce potrebbe rappresentare uno scacco alla
possibilità di distruggere l’attuale sistema,
nella misura in cui si accettano i palliativi in forma di svago e
canali di socializzazione. Non dimentichiamo che in un mondo davvero libero non si tende ad essere
tutti uguali e non si corre a fare in massa tutti le stesse cose.
Il maggior dovere degli esseri umani allo stato attuale delle cose
dovrebbe essere quello di agire per salvare il futuro del pianeta dalla
distruttività a cui lo sta portando l’attuale
gruppo al potere. Ovviamente ogni persona può utilizzare il
suo tempo come vuole, ma occorre essere consapevoli che il sistema
stesso elabora ninnoli e svaghi per impedire alle persone di porre
attenzione a ciò che è davvero importante.
Negli ultimi tempi è esploso il fenomeno Facebook, che
promette di poter contattare persone note o vecchi amici. Questo mese
gli utenti del social network sarebbero saliti a ben 200 milioni,
superando il rivale MySpace. In Italia gli utenti che hanno navigato su
Facebook sarebbero oltre 10 milioni. Facebook sembrerebbe offrire soltanto vantaggi, offrendo un servizio di
contatti sociali del tutto straordinario. Ma come mai è
sostenuto dalle stesse società che promuovono il sistema e
che in altri ambiti saccheggiano o controllano? Qual è l’inghippo?
Ovviamente qui non si sta criticando chi si iscrive ai social network
perché credo che ogni persona sia libera di fare
ciò che vuole, e penso anche che gli iscritti non abbiano
tutti la medesima assiduità e la loro iscrizione ha diverse
motivazioni, da rispettare. Qui si vuole soltanto mostrare
l’altra faccia del fenomeno, quella che non sarà
mai discussa da Bruno Vespa a “Porta a Porta”.
Il fenomeno dei social network ha lati che vale la pena considerare.
Non si vuole certo demonizzare la possibilità offerta dal
web di socializzare, ma si vogliono analizzare i possibili retroscena
di queste opportunità offerte con estrema
facilità a tutti. L’apparente
asetticità contrasta con il legame stretto che il social
network ha col sistema e con le sue caratteristiche. Alcuni autori
notano che di solito la comunicazione tende ad essere appiattita,
semplificata e privata delle caratteristiche empatiche che potrebbe
avere nella realtà.
Continuo attingendo a piene mani dall'articolo di Cinzia Arruzza e Felice Mometti pubblicato su Una Repubblica Fondata Sul Web: “«Facebook» è uno strumento di
comunicazione che uccide la comunicazione nel momento stesso in cui la
produce. È un'immensa catena di montaggio di produzione di
parole private di un soggetto. Questa enorme circolazione di parole, di
commenti, di note e di immagini non ha spesso altra ragione se non il
desiderio di presenza, e dunque di esistenza in rete, indipendentemente
dal contenuto della comunicazione, dal suo soggetto e dalla relazione
reale tra i soggetti della comunicazione. Si stanno moltiplicando anche
i casi di censura che riguardano ad esempio gruppi di madri che
allattano i figli, dibattiti sull'aids e i preservativi, alcuni partiti
politici, video che mettono alla berlina giornalisti televisivi,
account cancellati all'improvviso e senza motivo. Le regole di
«Facebook» vietano la pubblicazione di materiale
genericamente offensivo e che può danneggiare la
«compagnia». Il potere discrezionale per stabilire
ciò che viola le condizioni d'uso di
«Facebook» è talmente elevato arrivando
a prevedere il cambiamento delle stesse condizioni senza preavviso. A
volte si esagera provocando la reazione degli utenti, come alcune
settimane fa, quando la società proprietaria di
«Facebook» ha tentato di appropriarsi del copyright
di tutto il materiale messo in rete sul social network anche di utenti
che disattivassero la propria iscrizione. Certo i gestori del sito
hanno fatto un passo indietro, non specificando tuttavia i limiti e le
condizioni di uso dell'immensa mole di testi, video, foto e
applicazioni prodotti dagli utenti. Ancor più grave
è l'opacità del funzionamento del software di
pubblicità mirata, che appare ogni volta che un utente si
connette al proprio profilo in base alla frequenza di navigazione, ai
gruppi a cui si è iscritti, alla nazionalità,
allo stato civile… l'approccio semplicistico o individuale
al social network, per cui si crede di poterlo utilizzare in modo
politicamente utile, semplicemente perché si fanno veicolare
contenuti «partigiani», si creano gruppi e cause,
si organizzano eventi, rischia di sottovalutare la potenza dei
meccanismi impersonali che lo regolano e di non far altro che
alimentare il Minotauro. Questa riflessione è tanto
più urgente, quanto più il fenomeno
«Facebook» sta diventando dilagante, un autentico
fenomeno di massa, che potenzialmente modificherà le forme
di comunicazione e di relazione anche fuori dalla rete”.
[...] "Altro fatto risaputo è la difficoltà a togliere
dal sito il materiale inviato, anche quando la persona interessata non
ha mai voluto inviare la tal foto che la ritrae. La trafila per
eliminare il materiale inviato è lunga e occorre provare di
essere stati “taggati”, ovvero di essere vittima di
qualcuno che ha voluto inviare senza autorizzazione quel materiale. In
teoria il materiale inviato può essere rimosso quando si
vuole, ma la programmatrice Cristina D'Arienzo ha provato a caricare
un'immagine sul suo profilo e poi a rimuoverla, ma notava che la foto
rimaneva comunque raggiungibile nel web. Sembrerebbe dunque che Facebook, anche quando l’utente chiede
la cancellazione, si arroghi il diritto di conservare dati o
informazioni. Chi ha cercato di cancellare il suo profilo si è visto
sparire il profilo e il materiale inviato, che però rimaneva
raggiungibile da chiunque nel web. In altre parole, si può
far cancellare l’account ma i dati inseriti rimangono.
E’ chiaro che si tratta di violazione della legge sulla
privacy. Proprio per violazione della privacy è stata
sollevata una causa collettiva presso la Corte Distrettuale di San
Jose, in California.
A tutela della privacy si è fatto sentire anche il
Commissario europeo per la Società dell'Informazione Viviane
Reding che accusa i social network di non avere tutela della privacy
dei propri utenti. Il commissario chiarisce il punto di vista
dell'Unione Europea attraverso un videomessaggio, in cui dice: "Le informazioni su una persona possono essere usate solo con il suo
previo consenso: non possiamo rinunciare a questo principio di base e
avere tutti i nostri dati registrati in cambio di una promessa di
pubblicità più mirata".(2)
Il comico Dario Cassini ironizza su Facebook: “Sono il primo
comico italiano schierato contro questo lavaggio del cervello di
Facebook!!... Che cos’è facebook?... a che
serve?... serve a fare amicizia… ma la cosa drammatica
è che la gente ti chiede amicizia, posso diventare amico tuo
… ma la realtà è che gli amici fanno
effetto, … guardi sul tuo monitor “Dario ha 5400
amici” son tanti… cammini dentro casa e pensi
“è fantastico, ho 5400 amici”
… e ti domandi quant’è bella
l’amicizia… poi un attimo dopo ti fermi e pensi
“ma se io ho 5400 amici come mai pure stanotte sto in mutande
solo come un cane davanti a ‘sto computer e mi sto mangiando
un sofficino solo … e se va bene fra una mezzora trovo
coraggio e faccio finalmente un po’ di sesso da
solo”… facebook ha un solo fine nella vita:
togliere le ansie alla gente… gli ex cercano le ex e le ex
cercano gli ex, perché in un mondo dove la certezza non
esiste, dove il sentimento è flagellato dove
l’amore non è mai la risposta giusta …
ho bisogno di sapere che te (la ex) stai messa molto peggio di
me”.(3)
I social network servono anche ad attrarre pubblicità e
occasioni di marketing. Ad esempio, esistono le SocialAds, che
consistono nella possibilità di inserire messaggi
pubblicitari sulla home page personale, e le Facebook pages, che
contengono marchi e i prodotti pubblicizzati dalle società. Ma l’opportunità più notevole offerta
è quella della pubblicità indiretta, che
consiste, ad esempio, nel parlar bene di un ristorante, negozio o
prodotto, apparentemente in modo del tutto spontaneo. Di fatto, specie
se a parlare di un dato prodotto è un personaggio influente
o popolare, l’effetto pubblicitario è garantito.
Per questo motivo, a proposito del “marketing
conversazionale” si parla di una “nuova era della
pubblicità”, assai più sottile ed
efficace dei soliti spot televisivi che molti ormai glissano.
Ovviamente questo non vuol dire che tutti quelli che parlano di un
prodotto o di un servizio lo facciano per fini pubblicitari, ma che di
certo alcuni lo fanno."
B : "Non so perchè ma a me la Lemon Soda sembra sempre alcolica, anche se non lo è!"
V : "Si chiamava Bruno Pizzul il commentatore delle partite dell'Italia!" R : "Ma non era morto Pizzul?" V : "Ma no che non è morto!!" T : "Si che è morto!" V : "Oh andate a fanculo tutti,cazzo che paranoia di merda!"
R : "Oh ma Gene è un coglione, è andato dalla sua ragazza in Trentino invece di passare il lunedì di pasquetta a bere con noi!" T : "Ma no dai, è una cosa romantica!!" A : "Romantica? Romantico è un pompino sotto le stelle!"
Quando la Indesit, fabbrica sanissima della quale è proprietaria un'onorevole del PD, sta per chiudere con decine di licenziamenti per spostare la produzione in Polonia. Quando Prato e il suo settore tessile stanno andando a puttane.
Uolter Ueltroni s'è dimesso, non che ci dispiaccia particolarmente. Di senza palle ne abbiamo già abbastanza. Comunque dopo aver visto questo video muore ogni mio barlume di speranza. Se non muore lui e tutto il suo seguito, morirò io.