11 Maggio 2009

Come dicevo sotto

Facebook fa male e questo ne è uno dei tanti risultati:


Il tuo segno vero è il TOPORAGNO RRRRADIOATTIVO.
=>Le tue principali doti sono la sensibilità verso i problemi dei muri, l'individuazione della muffa sulle tastiere e la pertinenza nello scrutare l'orizzonte.
=>La tua speciale abilità è forgiare, da utilizzare nelle giornate tempestose.
=>La tua stella guida è Alderamin che guida la tua frenesia nel riparare biciclette belle.
=>I tuoi difetti sono: le urla nel sonno e la portata dei fiumi in piena.
=>Può succerere che: disimparate per qualche ora come si fa ad allacciarsi le scarpe.
=>Consiglio antisfiga: digitate con la testa lettere a caso sulla tastiera da inviare a un vostro superiore.


Risultato di un test chiamato "Scopri il tuo vero segno zodiacale."

 
29 Aprile 2009

Ho Ancora 22 Anni. Godo.

Mi tocca scrivere un post un po' lungo, non abbiatemene ma l'articolo di Antonella Randazzo merita di essere trascritto nella sua completezza. Quindi accendetevi una sigaretta, riempite un bicchiere con ciò che preferite: preferibilmente un bel bicchierone pieno di Montenegro. Andiamo a cominciare, luce grazie.


IL NUOVO JEEG ROBOT D’ACCIAIO - Come “mangiare” schermi cibernetici e insalate di microchip per vivere ignari e beati - 28/04/09




Tale progetto può suscitare ilarità per la sua apparente assurdità, ma in realtà è già in atto da diverso tempo, nella totale inconsapevolezza della maggior parte degli abitanti del pianeta. Le prove a sostegno di ciò sono talmente tante che si potrebbe scrivere un trattato. In questa sede saranno brevemente considerati gli aspetti più evidenti. Non si tratta soltanto del controllo mediatico, ma anche di altre tecniche per controllare la vita emotiva e sociale. A confronto la rigidezza dei metodi gesuitici impallidisce.
Il nuovo robot si sta costruendo attraverso programmi mediatici, prodotti tecnologici e giochi virtuali. Egli non si accorgerà di essere tale, e potrà essere diretto da chi possiede i poteri di azionare i suoi meccanismi.

Il sistema ci vuole diversi da come siamo. Ci vuole disposti a credere alle panzane mediatiche senza alcun senso critico. Vuole che ci sentiamo inadeguati, di scarso valore, complessati se siamo precari, disoccupati o al verde, incapaci di vivere una vita “piena” e dunque disposti a diventare “programmati”, a costo di sentire stress e infelicità.
Con i suoi metodi altamente manipolativi, l'assetto attuale ci vuole inclini ad accettare uno stile di vita improntato al materialismo consumistico e all'egocentrismo, come se fossimo incapaci di ritenerci più di un corpo fisico e di un insieme di pulsioni istintive.
Con la stessa tecnologia ci vengono poi offerti palliativi per tentare di sfuggire all'infelicità. Sono stati persino prodotti "giochi" per creare un'altra esistenza, o chat in cui sempre più persone trascorrono tutto il tempo libero, sottraendolo alla vera socializzazione o ad attività creative.
Il nuovo robot umano socializza all'interno di precisi canali, prova le emozioni concesse dal sistema, utilizza prodotti tecnologici e non si fida granché della sua personale esperienza.

Nel mondo ricco, si esalta la tecnologia come fosse la fonte per eccellenza del progresso umano, offrendo "effetti speciali" accattivanti per convincere e nascondere la condizione alienante in cui l'uomo contemporaneo si trova a vivere.
Sempre più persone, soprattutto europee, statunitensi e giapponesi, trascorrono il tempo libero all'interno di una "realtà" virtuale, in cui vivono rapporti umani, di coppia o erotici.

Come ho già avuto modo di spiegare in passato, gli aspetti negativi di Internet, da capire e contrastare, sono tanti. Il contesto della rete non può includere la percezione di oggetti o persone reali, mancano gli aspetti emotivi, che soltanto nel mondo concreto esistono. E’ ovvio che i computer non possono mai sostituirsi alla realtà, e può essere dannoso credere di poter fare a meno dell'esperienza reale, sostituendola del tutto o in parte con quella virtuale.

Lo schermo crea una “realtà”, che può condizionare quando non si ha consapevolezza dei meccanismi e si accettano alcuni aspetti perché popolari o per abitudine.
Il problema è capire come la realtà virtuale incide sul nostro modo di essere e sul comportamento, modificando abitudini, potenzialità cognitive, modi di essere e rapporti sociali.
Molti studiosi parlano di riduzione delle complesse potenzialità umane, impoverendo la qualità delle relazioni sociali e l'uso umano di risorse che il computer non potrà mai avere, come l'intuito, la capacità di complessi collegamenti semantici, o lo scambio di "energia" vitale. In altre parole, la ricchezza della comunicazione e della conoscenza "reale" può essere limitata in qualità e quantità dall’uso massiccio del computer per stabilire rapporti sociali o per altri usi.

Su Internet si può creare una suddivisione in "greggi", all'interno dei quali si creano significati fondamentali che possono essere trasformati in etichette o diventare dogmatici, riproponendo la medesima realtà di massificazione e di mancanza di libertà di pensiero presente negli altri media.

Inoltre, su Internet si potrebbero ricreare quei meccanismi propri della folla, studiati dalla psicologia sociale. Si tratta di meccanismi che prevedono il superamento delle comuni regole sociali grazie all'anonimato o alla possibilità di un'identificazione fittizia. Il senso dell'anonimato, nelle folle, accresce la possibilità di comportamento non costruttivo o istintivo, ovvero si sfoga il senso di oppressione che il sistema potenzia nell’individuo.
Oggi proliferano i social network, e sempre più persone trascorrono molto del loro tempo libero davanti allo schermo del computer.
Sta di fatto che l’aderire in massa a ciò che lo stesso sistema produce potrebbe rappresentare uno scacco alla possibilità di distruggere l’attuale sistema, nella misura in cui si accettano i palliativi in forma di svago e canali di socializzazione.
Non dimentichiamo che in un mondo davvero libero non si tende ad essere tutti uguali e non si corre a fare in massa tutti le stesse cose.

Il maggior dovere degli esseri umani allo stato attuale delle cose dovrebbe essere quello di agire per salvare il futuro del pianeta dalla distruttività a cui lo sta portando l’attuale gruppo al potere. Ovviamente ogni persona può utilizzare il suo tempo come vuole, ma occorre essere consapevoli che il sistema stesso elabora ninnoli e svaghi per impedire alle persone di porre attenzione a ciò che è davvero importante.

Negli ultimi tempi è esploso il fenomeno Facebook, che promette di poter contattare persone note o vecchi amici. Questo mese gli utenti del social network sarebbero saliti a ben 200 milioni, superando il rivale MySpace. In Italia gli utenti che hanno navigato su Facebook sarebbero oltre 10 milioni.
Facebook sembrerebbe offrire soltanto vantaggi, offrendo un servizio di contatti sociali del tutto straordinario. Ma come mai è sostenuto dalle stesse società che promuovono il sistema e che in altri ambiti saccheggiano o controllano?
Qual è l’inghippo?

Ovviamente qui non si sta criticando chi si iscrive ai social network perché credo che ogni persona sia libera di fare ciò che vuole, e penso anche che gli iscritti non abbiano tutti la medesima assiduità e la loro iscrizione ha diverse motivazioni, da rispettare. Qui si vuole soltanto mostrare l’altra faccia del fenomeno, quella che non sarà mai discussa da Bruno Vespa a “Porta a Porta”.

Il fenomeno dei social network ha lati che vale la pena considerare. Non si vuole certo demonizzare la possibilità offerta dal web di socializzare, ma si vogliono analizzare i possibili retroscena di queste opportunità offerte con estrema facilità a tutti. L’apparente asetticità contrasta con il legame stretto che il social network ha col sistema e con le sue caratteristiche. Alcuni autori notano che di solito la comunicazione tende ad essere appiattita, semplificata e privata delle caratteristiche empatiche che potrebbe avere nella realtà.



Continuo attingendo a piene mani dall'articolo di Cinzia Arruzza e Felice Mometti pubblicato su Una Repubblica Fondata Sul Web:

“«Facebook» è uno strumento di comunicazione che uccide la comunicazione nel momento stesso in cui la produce. È un'immensa catena di montaggio di produzione di parole private di un soggetto. Questa enorme circolazione di parole, di commenti, di note e di immagini non ha spesso altra ragione se non il desiderio di presenza, e dunque di esistenza in rete, indipendentemente dal contenuto della comunicazione, dal suo soggetto e dalla relazione reale tra i soggetti della comunicazione. Si stanno moltiplicando anche i casi di censura che riguardano ad esempio gruppi di madri che allattano i figli, dibattiti sull'aids e i preservativi, alcuni partiti politici, video che mettono alla berlina giornalisti televisivi, account cancellati all'improvviso e senza motivo. Le regole di «Facebook» vietano la pubblicazione di materiale genericamente offensivo e che può danneggiare la «compagnia». Il potere discrezionale per stabilire ciò che viola le condizioni d'uso di «Facebook» è talmente elevato arrivando a prevedere il cambiamento delle stesse condizioni senza preavviso. A volte si esagera provocando la reazione degli utenti, come alcune settimane fa, quando la società proprietaria di «Facebook» ha tentato di appropriarsi del copyright di tutto il materiale messo in rete sul social network anche di utenti che disattivassero la propria iscrizione. Certo i gestori del sito hanno fatto un passo indietro, non specificando tuttavia i limiti e le condizioni di uso dell'immensa mole di testi, video, foto e applicazioni prodotti dagli utenti. Ancor più grave è l'opacità del funzionamento del software di pubblicità mirata, che appare ogni volta che un utente si connette al proprio profilo in base alla frequenza di navigazione, ai gruppi a cui si è iscritti, alla nazionalità, allo stato civile… l'approccio semplicistico o individuale al social network, per cui si crede di poterlo utilizzare in modo politicamente utile, semplicemente perché si fanno veicolare contenuti «partigiani», si creano gruppi e cause, si organizzano eventi, rischia di sottovalutare la potenza dei meccanismi impersonali che lo regolano e di non far altro che alimentare il Minotauro. Questa riflessione è tanto più urgente, quanto più il fenomeno «Facebook» sta diventando dilagante, un autentico fenomeno di massa, che potenzialmente modificherà le forme di comunicazione e di relazione anche fuori dalla rete”.




[...]  "Altro fatto risaputo è la difficoltà a togliere dal sito il materiale inviato, anche quando la persona interessata non ha mai voluto inviare la tal foto che la ritrae. La trafila per eliminare il materiale inviato è lunga e occorre provare di essere stati “taggati”, ovvero di essere vittima di qualcuno che ha voluto inviare senza autorizzazione quel materiale. In teoria il materiale inviato può essere rimosso quando si vuole, ma la programmatrice Cristina D'Arienzo ha provato a caricare un'immagine sul suo profilo e poi a rimuoverla, ma notava che la foto rimaneva comunque raggiungibile nel web.
Sembrerebbe dunque che Facebook, anche quando l’utente chiede la cancellazione, si arroghi il diritto di conservare dati o informazioni.
Chi ha cercato di cancellare il suo profilo si è visto sparire il profilo e il materiale inviato, che però rimaneva raggiungibile da chiunque nel web. In altre parole, si può far cancellare l’account ma i dati inseriti rimangono. E’ chiaro che si tratta di violazione della legge sulla privacy. Proprio per violazione della privacy è stata sollevata una causa collettiva presso la Corte Distrettuale di San Jose, in California.

A tutela della privacy si è fatto sentire anche il Commissario europeo per la Società dell'Informazione Viviane Reding che accusa i social network di non avere tutela della privacy dei propri utenti. Il commissario chiarisce il punto di vista dell'Unione Europea attraverso un videomessaggio, in cui dice:
"Le informazioni su una persona possono essere usate solo con il suo previo consenso: non possiamo rinunciare a questo principio di base e avere tutti i nostri dati registrati in cambio di una promessa di pubblicità più mirata".(2)

Il comico Dario Cassini ironizza su Facebook: “Sono il primo comico italiano schierato contro questo lavaggio del cervello di Facebook!!... Che cos’è facebook?... a che serve?... serve a fare amicizia… ma la cosa drammatica è che la gente ti chiede amicizia, posso diventare amico tuo … ma la realtà è che gli amici fanno effetto, … guardi sul tuo monitor “Dario ha 5400 amici” son tanti… cammini dentro casa e pensi “è fantastico, ho 5400 amici” … e ti domandi quant’è bella l’amicizia… poi un attimo dopo ti fermi e pensi “ma se io ho 5400 amici come mai pure stanotte sto in mutande solo come un cane davanti a ‘sto computer e mi sto mangiando un sofficino solo … e se va bene fra una mezzora trovo coraggio e faccio finalmente un po’ di sesso da solo”… facebook ha un solo fine nella vita: togliere le ansie alla gente… gli ex cercano le ex e le ex cercano gli ex, perché in un mondo dove la certezza non esiste, dove il sentimento è flagellato dove l’amore non è mai la risposta giusta … ho bisogno di sapere che te (la ex) stai messa molto peggio di me”.(3)

I social network servono anche ad attrarre pubblicità e occasioni di marketing. Ad esempio, esistono le SocialAds, che consistono nella possibilità di inserire messaggi pubblicitari sulla home page personale, e le Facebook pages, che contengono marchi e i prodotti pubblicizzati dalle società.
Ma l’opportunità più notevole offerta è quella della pubblicità indiretta, che consiste, ad esempio, nel parlar bene di un ristorante, negozio o prodotto, apparentemente in modo del tutto spontaneo. Di fatto, specie se a parlare di un dato prodotto è un personaggio influente o popolare, l’effetto pubblicitario è garantito. Per questo motivo, a proposito del “marketing conversazionale” si parla di una “nuova era della pubblicità”, assai più sottile ed efficace dei soliti spot televisivi che molti ormai glissano. Ovviamente questo non vuol dire che tutti quelli che parlano di un prodotto o di un servizio lo facciano per fini pubblicitari, ma che di certo alcuni lo fanno."

 
14 Aprile 2009

Il Masso della Batandola

estratti:




B : "Non so perchè ma a me la Lemon Soda sembra sempre alcolica, anche se non lo è!"


V : "Si chiamava Bruno Pizzul il commentatore delle partite dell'Italia!"
R : "Ma non era morto Pizzul?"
V : "Ma no che non è morto!!"
T : "Si che è morto!"
V : "Oh andate a fanculo tutti,cazzo che paranoia di merda!"





R : "Oh ma Gene è un coglione, è andato dalla sua ragazza in Trentino invece di passare il lunedì di pasquetta a bere con noi!"
T : "Ma no dai, è una cosa romantica!!"
A : "Romantica? Romantico è un pompino sotto le stelle!"


 
05 Aprile 2009

Dichiarazione

DICHIARAZIONE


l’autunno
m’abbassa
d’umore
fin sotto
le natiche


l’inverno
m’ammazza
sicuro come la martellata di un fabbro ferraio
in fronte
ben assestata


la primavera
se c’è
io non la ricordo
e non esiste


dichiaro in questa sede la mia avversione
alla felicità altrui
siate pure felici
non datemelo a vedere



guido catalano.

Tags: io
 
01 Aprile 2009

La crisi di chi ritiene che le raccomandazioni non esistano.




Sono senza parole. Veramente non ne ho più.

 
20 Marzo 2009

Ridere è meglio.

Quando la Indesit, fabbrica sanissima della quale è proprietaria un'onorevole del PD, sta per chiudere con decine di licenziamenti per spostare la produzione in Polonia. Quando Prato e il suo settore tessile stanno andando a puttane.


 
16 Marzo 2009

Anja Schneider - Loop De Mer

 
01 Marzo 2009

Pagliaccio Girotondino

Uolter Ueltroni s'è dimesso, non che ci dispiaccia particolarmente. Di senza palle ne abbiamo già abbastanza.
Comunque dopo aver visto questo video muore ogni mio barlume di speranza. Se non muore lui e tutto il suo seguito, morirò io.

 

 

 
13 Gennaio 2009

And If you want my number, my sex is guarantee

"La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne hai bisogno."





Oggi non ho niente da dire.

 
15 Dicembre 2008

Io che non vedo più che folletti di vetro che mi spian davanti che mi ridono dietro

 

Non mi ero pettinato abbastanza per vederti
per non far piangere i tuoi salici piangenti
e ci piscino pure addosso gli angeli
e i conscenti morti negli incidenti

Che non capisci gli incubi dei pesci rossi
e non capisci gli incubi dei pesci rossi

Passeresti ancora ore a pettinarmi le vene
parlandomi d'amore e di metadone
in televisione niente di speciale
dal naso colano le sere

corrono verso l'ospedale Maggiore
e un po' di carta stagnola per addobbare a festa
questa stanza di merda
e chiudi lo scrigno dei tumori
e i tuoi quaranta cuori circondati di marciapiedi
di quartieri industriali e apri lo scrigno dei preservativi troppo costosi
ed i tuoi minuscoli seni

che non capisci gli incubi dei pesci rossi
e non capisci gli incubi dei pesci rossi
e ci piscino pure addosso gli angeli
e i conoscenti morti negli incidenti
e ci piscino pure addosso gli angeli
e i conoscenti morti negli incidenti stradali
e ci piscino pure addosso gli angeli
e i conoscenti morti negli incidenti stradali
stradali, stradali

e chiudi lo scrigno dei tumori
e i tuoi quaranta cuori circondati di marciapiedi
di quartieri industriali e apri lo scrigno dei preservativi troppo costosi
ed i tuoi minuscoli seni.








Grazie zenni perchè tu vedi sempre oltre, perchè lo sai che c'ho dentro la testa anche se non te lo dico mai.

 

 
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